Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, una realtà anche casentinese

di: Giulia Siemoni

“Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico provvede in particolare, nell’ambito delle competenze attribuite al CAI dalla legge 26 gennaio 1963, n. 91, e successive modificazioni, al soccorso degli infortunati, dei pericolanti e al recupero dei caduti nel territorio montano, nell’ambiente ipogeo e nelle zone impervie del territorio nazionale. Restano ferme le competenze e le attività svolte da altre amministrazioni o organizzazioni operanti con lo stesso fine; nel caso di intervento di squadre appartenenti a diverse organizzazioni, la funzione di coordinamento è assunta dal responsabile del CNSAS”; così la legge n. 74 del 2001 definisce in maniera netta l’ambito di competenza del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), associazione di cui abbiamo sentito spesso parlare in questi ultimi mesi, in riferimenti ai tristi eventi che hanno duramente colpito le regioni del centro Italia. Ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta e, soprattutto, perché ne parliamo nella rubrica del Club Alpino Italiano (CAI); può infatti sembrarci una realtà lontana anni luce dalla nostra piccola vallata ma, al contrario, l’associazione è presente anche nelle nostre zone con un gruppo di volontari che ogni giorno mettono a disposizione il loro tempo e le loro capacità per accorrere in aiuto di chiunque si trovi in difficoltà in ambiente montano.
Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è per prima cosa una libera associazione di volontariato “ONLUS”, apartitica, apolitica e senza fini di lucro, ispirata ai principi di solidarietà e fiducia reciproca tra i suoi soci, inserita come Organo Tecnico e Sezione Particolare all’interno della struttura del Club Alpino Italiano; tutti i volontari che vogliono entrare a far parte del gruppo devono quindi essere obbligatoriamente soci del CAI. La sua storia ha inizio nel lontano 1863, anno di fondazione del Club Alpino Italiano, il quale fin da subito prevede, fra i suoi compiti istituzionali, il soccorso in montagna; dobbiamo però aspettare il 1926 per assistere alla nascita delle prime squadre organizzate di soccorso alpino, che si formano presso la sezione CAI di Lecco, presso il CAI-UGET di Torino e presso la Società Alpina delle Giulie. Nel 1932 il CAI approva il primo “Regolamento per l’assistenza sanitaria in Montagna” con le prime Stazioni di Soccorso e, di conseguenza, dal 1938 viene istituito il “Contributo di Soccorso Alpino” in tutti i rifugi, così da permettere l’acquisto di attrezzature sanitarie. Il 12 dicembre del 1954 il CAI, sotto l’attenta direzione del dottor Scipio Scenico e dell’allora Presidente Generale del Club Alpino Italiano Bartolomeo Figari, istituisce ufficialmente il Corpo di Soccorso Alpino, al fine di raccogliere in un’unica organizzazione tutte le strutture nate fino a quel momento.

Le leggi istitutive che regolano questo corpo risalgono al 1963 e al 1985, e hanno il compito di disciplinare i rapporti tra lo Stato e il CAI, al quale viene appunto affidato uno specifico mandato per il servizio di soccorso in montagna. Dal 1967 il Corpo di Soccorso Alpino cambia nome in Corpo Nazionale di Soccorso Alpino, nel 1968 entra a far parte dell’associazione anche il Soccorso Speleologico e nel 1969 il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino viene insignito della medaglia d’oro al valor civile. Eccoci giunti ai giorni nostri, è del 1990 la delibera CAI con cui si decreta il passaggio del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino a Sezione Particolare, con la nuova denominazione Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico, la cui funzione di Servizio di Pubblica Utilità viene riconosciuta dallo stato con la legge n. 74 del 2001, insieme alla definizione di competenze e ambiti (come abbiamo visto in apertura dell’articolo). Inoltre dal 1992, grazie alla legge n. 225, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico entra a far parte della Protezione Civile, assumendo pari dignità delle Forze Armate, dei Vigili del Fuoco e della Croce Rossa.
A livello organizzativo il CNSAS si suddivide in Servizi Regionali, con 242 Stazioni alpine e 27 Stazioni speleologiche, in grado di coprire tutto il territorio nazionale; attualmente ha un organico di circa 7000 volontari, 300 dei quali sono medici.
Ma avviciniamoci al nostro contesto, in Toscana il Soccorso Alpino esiste dal 1957 nelle zone di Lucca e Querceta, appoggiate da una “squadra volontaria per il Soccorso Alpino” della Scuola d’Alpinismo “Tita Piaz” di Firenze; a questo primo nucleo negli anni si sono aggiunte le unità di Carrara, Massa, S. Marcello Pistoiese e del Casentino, e dal 1966 il III Gruppo di Soccorso Speleologico, così da costituire la XVII Delegazione “Apuana” del CNSAS. Dal 26 novembre 1995 queste strutture operative hanno dato vita al Soccorso Alpino e Speleologico Toscano (SAST), Servizio Regionale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico che oggi dispone di ben 7 Stazioni territoriali di Soccorso Alpino, una Squadra regionale di Soccorso Speleologico, 6 Magazzini operativi distaccati e 250 Volontari attivi sul territorio. Dal 2004 il SAST può contare sulla Scuola Regionale per Tecnici di Soccorso Alpino e sulla Scuola Regionale per Tecnici di Soccorso Speleologico, strutture emanate direttamente delle rispettive Scuole Nazionali (L.74/2001); successivamente ogni volontario può arricchire il proprio curriculum prendendo delle specializzazioni, cosa che rende decisamente ricco il bagaglio di conoscenze grazie alle quali gli operatori possono intervenire in diverse tipologie di emergenze. Il gruppo toscano vanta infatti fra le sue fila Medici alpinisti, Medici speleologi, Infermieri, Tecnici di Elisoccorso, Tecnici di Soccorso Alpino, Tecnici di Soccorso Speleologico, Specialisti in disostruzione, Specialisti speleo-subacquei, Specialisti di soccorso in forra (torrentismo), Unità cinofile da Ricerca in Superficie, Unità cinofila da Ricerca in Valanga, Pilota di elicottero.
Fra le tante attività svolte dal gruppo, decisamente importante è il Servizio di Elisoccorso Sanitario che ha preso avvio nel 1997, istituito e organizzato dall’Assessorato del Diritto alla Salute e Politiche di Solidarietà della Regione Toscana. Attualmente risultano dotate di un presidio tecnico del CNSAS la base di Elisoccorso di Massa – Cinquale “118 Pegaso 3”, di Grosseto “118 Pegaso 2” e di Firenze “118 Pegaso 1”.

In Casentino opera la Stazione “Monte Falterona”, la cui storia ha inizio il primo gennaio 1986 quando per affrontare le sempre più frequenti emergenze che accadevano sul nostro territorio, la XVII Delegazione Apuana del CNSAS decise di costituire una Stazione del Soccorso Alpino che operasse sul territorio dell’Appennino Tosco-Romagnolo; questo primo nucleo denominato squadra “Casentinese” era composto da 6 unità (3 sul versante toscano e 3 su quello romagnolo) e operava in stretta collaborazione con gli uomini del Corpo Forestale dello Stato. Negli anni ’90 la squadra era già arrivata a contare in organico circa 15 operatori, che in seguito alla regionalizzazione del servizio di soccorso in montagna vennero divisi in due stazioni, la “Monte Falco” nel versante romagnolo, e la “Monte Falterona” nel versante toscano. Quest’ultima negli anni ha ampliato notevolmente il proprio territorio di competenza, che attualmente si estende alle province di Prato, Firenze e Arezzo, servizio effettuato in collaborazione stretta con le Centrali Operative del 118, con la Protezione Civile delle tre provincie interessate, con le Stazioni dei Carabinieri e del Corpo Forestale, e con gli altri Enti Locali; conta nel suo organico 34 volontari e ha a disposizione tre automezzi fuoristrada, una motoslitta, una discreta quantità di materiale tecnico dislocato in quattro magazzini distribuiti sul territorio. Oltre ad un importante incremento numerico, la stazione ha visto crescere negli anni anche la qualità dei volontari che la compongono, tutti gli operatori sono infatti sottoposti ad un aggiornamento continuo ed hanno come già detto la possibilità di specializzarsi, cosa che ha sicuramente alzato il livello di competenza della squadra, che ha il compito di intervenire in aiuto di escursionisti e non che si trovano in difficoltà sul territorio montano, in ambiente ipogeo e in zone impervie, da chi si è smarrito, agli infortunati, al recupero dei caduti. Fra le attività svolte dai volontari ricordiamo inoltre anche quelle di vigilanza e prevenzione degli infortuni nell’esercizio delle attività alpinistiche, scialpinistiche, escursionistiche e degli sport di montagna, delle attività speleologiche e di ogni altra attività connessa all’ambiente montano ed ipogeo, dove collabora con altre organizzazioni quali la Protezione Civile e il Servizio Sanitario Regionale. Come già ricordato, le aree di intervento della stazione sono i territori delle province di Arezzo, Firenze e Prato, ma in caso di gravi problemi che possono colpire il territorio italiano, ogni unità è libera di dare la propria disponibilità così da aiutare i colleghi come appunto è successo nei territori del centro Italia colpiti dagli eventi sismici e nevosi degli ultimi periodi; la stazione ha in organico anche una unità cinofila molecolare, che spesso si trova a doversi spostare su tutto il territorio nazionale qualora ne venga richiesto il supporto.

Inutile sottolineare che, come per tutte le associazioni di volontariato, le forze presenti non sono mai troppe e nuovi volontari sono sempre ben accetti, così da implementare il bel gruppo già esistente; l’ammissione al CNSAS prevede per prima cosa, come già detto, l’iscrizione al Club Alpino Italiano, nella sezione della zona di residenza, avere un’età compresa fra i 18 e i 45 anni e il superamento delle prove necessarie che vanno a verificare il possesso dei requisiti di base richiesti (residenza nell’area della stazione di competenza, conoscenza del territorio di competenza, progressione da capo cordata su roccia di quarto grado scala U.I.A.A., progressione di base su neve e ghiaccio, cartografia e orientamento). Dopo l’ammissione, il volontario dovrà fare un periodo di affiancamento quindi frequentare le scuole che offrono una preparazione tecnica generale di base e, successivamente per chi lo desideri, specialistica di ogni settore. La domanda va presentata al responsabile della Stazione competente per territorio, corredata dal curriculum dell’attività alpinistica o speleologica degli ultimi due anni e di un certificato medico.
Diventare volontario vuol dire essere pronto in ogni momento a correre in soccorso di chi ne faccia richiesta, vuol dire impiegare il proprio tempo libero per formazione, aggiornamento e allenamento, vuol dire dedicarsi totalmente al prossimo senza chiedere niente in cambio e, spesso, sacrificando sé stessi, spinti dall’amore per la vita, da un profondo senso di altruismo e solidarietà, sentimenti che guidano ogni giorno tutti coloro che decidono in tuffarsi in questa importante avventura e che danno loro la forza di correre in aiuto di chiunque si trovi in difficoltà.

Per maggiori informazioni:
Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico: www.cnsas.it
Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico Toscano: www.sast.it
Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico Toscano, Stazione “Monte Falterona”: www.soccorsoalpinomontefalterona.it, e-mail: stazionefalterona@sast.it